Competenza economica e principio di cassa

Competenza economica vuol dire: ricavi dei beni e servizi venduti e costi delle risorse consumate. Per il principio di cassa invece è rilevante il momento dell’incasso o del pagamento.

Principio di competenza economica

Secondo questo principio il risultato economico del periodo è determinato dalla differenza tra ricavi maturati e costi maturati.

Secondo il criterio di competenza:

  • i ricavi sono rappresentati dal valore dei beni e servizi venduti nel periodo;
  • i costi sono il valore delle risorse consumate per realizzare quelle vendite.

Sono quindi fondamentali le parole “venduti” e “consumate”.

Competenza dei ricavi

Ma quando i beni e servizi sono da considerare venduti?

Per i beni è importante il momento del passaggio di proprietà che generalmente coincide con la consegna, talvolta con la spedizione. Se al supermercato rompo una bottiglia d’olio prima di aver passato la cassa, non è ancora mia, anche se dovrò risarcire il danno. Se la rompo dopo, invece appartiene già a me. Per una casa o un’auto, invece, è il momento della firma dell’atto o dell’immatricolazione a determinare il passaggio della proprietà. Infatti se sto per acquistare una casa dal notaio, e un amico mi avverte al telefono che la casa è crollata un attimo prima della firma dell’atto, la casa è ancora del venditore.

I servizi invece si considerano venduti quando è avvenuta l’erogazione ovvero il consumo da parte del cliente. Così l’energia elettrica è venduta il giorno che il cliente accende la luce.

I ricavi di un anno quindi comprendono il valore di tutti i beni e i servizi che sono stati consegnati o erogati dal 1° gennaio al 31 dicembre, indipendentemente dal fatto che questo valore sia stato incassato, e anche se una parte non è stata ancora fatturata.

Alcune aziende infatti fatturano immediatamente all’atto della vendita. È invece prassi di molte aziende (come la mia o l’Enel o la Telecom), quella di fatturare periodicamente, ad esempio nei primi giorni del mese successivo.

Ebbene le vendite di un periodo, cioè le consegne di beni o le erogazioni di servizi, rappresentano ricavi di quel periodo, incassate o no, fatturate o no.

Competenza dei costi

E invece quand’è che le risorse sono consumate?

Le risorse si considerano consumate quando il prodotto o il servizio che hanno contribuito a realizzare è stato venduto.

Quindi esiste una sorta di “parentela” tra ricavi e costi. Per determinare la competenza sono i ricavi, come li abbiamo appena definiti, a “tirarsi dietro” i costi.

Pertanto se ho acquistato delle merci e, al termine del periodo, non le ho vendute tutte, dovrò redigere un inventario delle giacenze di magazzino valutate a costo d’acquisto.

Il valore delle rimanenze finali verrà sottratto dai miei acquisti perché non è un costo di competenza del periodo. In altre parole non rappresenta risorse consumate nell’anno corrente. Graverà invece come costo sull’anno successivo alla voce rimanenze iniziali.

Principio di cassa “puro”

Il principio opposto rispetto a quello di competenza economica è quello di cassa.

Secondo questo criterio il momento rilevante non è la vendita e il consumo, ma l’incasso e il pagamento. Tanto per intenderci, l’estratto conto della tua banca è redatto secondo il principio di cassa, cioè secondo le date di incasso e di pagamento.

Il principio di cassa è utilizzato come base per analizzare il cash flow, cioè il flusso di cassa di un’impresa e per comprendere per quali motivi la variazione di cassa è differente dal risultato economico conseguito, utile o perdita.

Competenza e cassa: un esempio

Ho iniziato un’attività da zero e in un determinato periodo:

  • ho comprato 4 pennarelli a 1 euro l’uno e li ne ho pagati subito solo 3;
  • ho venduto nello stesso periodo 1 solo pennarello a 5 euro incassandone subito il valore.

Il mio conto economico “per competenza” sarà rappresentato come segue.

Conto-economico-per-competenza
In questo modo, considero il costo di un solo pennarello perché è il costo delle risorse che ho consumato per fare le vendite del periodo, cioè il costo di competenza.

E cosa succede dei rimanenti 3 pennarelli? Il loro costo viene calcolato alla fine dell’anno, facendo l’inventario di magazzino, e sospeso (rimanenze finali). Verrà preso in considerazione nel periodo successivo (rimanenze iniziali) solo se venderò i restanti pennarelli, altrimenti lo rimanderò nuovamente al periodo dopo.

Il mio conto cassa invece sarà il seguente:

Conto-cassa

Chiusura di bilancio e competenza economica

Sono tenute ad utilizzare il principio di competenza economica tutte le imprese in contabilità ordinaria, che vuol dire:

  • le società di capitali: s.p.a., s.r.l., s.a.p.a., società cooperative;
  • le ditte individuali e le società di persone (s.n.c. e s.a.s.) con ricavi annui superiori a 400.000 € se svolgono prestazioni di servizi o 700.000 negli altri casi;
  • le ditte individuali e le società di persone che pur non superando i limiti precedenti scelgono la contabilità ordinaria.

Durante l’anno però non vengono fatte particolari verifiche del rispetto del principio di competenza economica, a meno che l’azienda non sia organizzata in modo da effettuare chiusure periodiche mensili.

Le fatture di costo vengono registrate in contabilità man mano che arrivano e quelle dei ricavi sono registrate non appena vengono emesse.

È dopo la fine dell’anno, in sede di chiusura di bilancio, che per redigere un conto economico per competenza si rendono necessari una serie di calcoli e di stime (i cosiddetti accertamenti).

In sede di chiusura dovremo quindi integrare i dati contabili con:

  • fatture da emettere: il valore dei beni già venduti ma non ancora fatturati, che fanno parte dei ricavi del periodo;
  • fatture da ricevere: il valore delle risorse già acquistate delle quali non è ancora arrivata la fattura, che fanno parte dei costi del periodo;
  • ammortamenti: la quota di consumo annuo dei beni d’investimento;
  • accantonamenti: i costi già maturati ma che avranno il pagamento in futuro, ad esempio la liquidazione maturata quest’anno dai dipendenti;
  • rimanenze finali di magazzino: i costi di risorse acquistate e non ancora consumate, rilevati tramite un inventario di fine anno, da rinviare al prossimo periodo;
  • ratei e risconti: le quote di fatture di prestazioni continuative con competenza (consumo) a cavallo con il periodo successivo, ad esempio assicurazioni, abbonamenti, bollette a cavallo d’anno.

Ho elencato le principali rettifiche e integrazioni per completezza, anche se mi rendo conto che molte di queste voci sono scarsamente comprensibili ai non addetti ai lavori. Prossimamente dedicherò un articolo ad ognuna.

Effettuate queste correzioni si può calcolare il risultato economico di competenza del periodo: utile o perdita.

In ogni caso, quando queste aziende sono interessate ad analizzare il flusso di cassa, applicano il principio di cassa.

Principio di cassa come regime contabile

Ci sono altre aziende invece che calcolano il risultato dell’anno applicando il regime di cassa, un principio che definirei “misto” perché riunisce caratteristiche della cassa a caratteristiche della competenza.

Per queste aziende sono rilevanti i ricavi percepiti (incassati), e i costi sostenuti (pagati), ma per alcune voci si applica comunque il criterio di competenza economica.

Le aziende interessate sono:

  • gli artisti e professionisti: pittore, avvocato, notaio, medico (per le visite private), veterinario, web designer, architetto, consulente informatico e centinaia di altri;
  • le imprese minori cioè ditte individuali e società di persone (s.n.c. e s.a.s.) in contabilità semplificata, (ricavi annui fino a 400.000 € se svolgono prestazioni di servizi o 700.000 negli altri casi), sempre che non abbiano optato per la contabilità ordinaria.

Vediamo brevemente i due casi.

Artisti e professionisti

Devono tenere i registri incassi e pagamenti con annotazione delle date di incasso e pagamento.

Calcoleranno comunque secondo il principio di competenza economica:

  • ammortamenti: la quota di consumo annuo dei beni d’investimento;
  • accantonamenti: ad esempio la liquidazione maturata nell’anno dai dipendenti.

Imprese in contabilità semplificata

Queste imprese che fino al 2016 calcolavano il risultato seguendo il principio di competenza economica, dal 2017 (bilancio e dichiarazioni di maggio 2018) rientrano nel regime di cassa che può realizzarsi in tre modi:

  1. aggiungendo un registro cronologico incassi e un registro cronologico pagamenti;
  2. utilizzando la modalità sostitutiva, annotando sui registri delle fatture emesse e degli acquisti i mancati incassi e mancati pagamenti;
  3. adottando il regime di cassa virtuale, che non comporta nuovi obblighi ma considera le fatture come incassate e pagate alla data di registrazione.

Le prime due alternative comportano per l’azienda e per il commercialista un aggravio di lavoro tale da rendere l’impegno di una contabilità semplificata molto vicino a quello della contabilità ordinaria.

La terza è definita virtuale perché poco cambia rispetto alla registrazione per competenza, salvo il fatto che la data fattura assume valenza di data di incasso (o di pagamento).

Per tutte le altre voci che avevano impatto sulla competenza economica valgono le seguenti regole:

  • fatture da emettere: NO, non sono più rilevanti;
  • fatture da ricevere: NO, non sono più rilevanti;
  • ammortamenti: SI, la quota di consumo annuo dei beni d’investimento continua ad essere calcolata secondo competenza;
  • accantonamenti: SI, i costi già maturati ma che avranno il pagamento in futuro, come il TFR maturato, continuano ad essere calcolati secondo competenza;
  • rimanenze finali di magazzino: NO, non sono più rilevanti per cui vale il principio “acquistato=consumato”, ma l’inventario deve essere comunque fatto per altri adempimenti;
  • ratei e risconti: NO, non sono più rilevanti. Peraltro le imprese minori erano già state esentate dalla loro rilevazione su costi fino a 1.000 €.

La normativa fiscale è in continua evoluzione per cui stai in contatto con il tuo commercialista di fiducia.

12 commenti su “Competenza economica e principio di cassa”

  1. Buongiorno Maurizio,
    volevo ringraziarti perché, con parole semplici, sei riuscito a farmi capire una cosa che anche il mio commercialista ci aveva rinunciato. Buon lavoro e continua così.

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  2. Non ho capito una cosa sul principio di competenza.
    Che succede se in un determinato anno maturo il diritto a un pagamento, ma non l’ho ancora ricevuto?
    Va iscritto comunque come ricavo, e quindi concorre a formare utili? Mi verrebbe da dire di no, altrimenti finirei per poter distribuire utili di cui non ho materiale disponibilità.

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    • Ciao Nicolò.
      Se maturo il diritto lo devo iscrivere tra i ricavi perché l’utile (cioè il guadagno) “si consegue” che in parole povere significa appunto “matura”, indipendentemente dai tempi di incasso e pagamento. Così come un dipendente ha maturato al 30 giugno metà tredicesima anche se la riscuoterà a dicembre (a meno che non si dimetta, e allora la riceve subito).
      Per poter distribuire utile è necessario in primo luogo che questi siano maturati ma non basta: devo anche averne la disponibilità di cassa. Le due cose non sempre sono allineate, anzi quasi mai, perché ci sono di mezzo i tempi di incasso e pagamento.
      Per approfondire il concetto puoi leggere il mio articolo su utile e cassa.

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  3. Buongiorno Maurizio,
    avrei una domanda spinosa:
    sono una libera professionista, in gestione separata, regime forfettario. Nel 2019 ho fatturato poco perchè ho accettato un contratto a tempo determinato per il MIUR. Nel 2020 invece ho operato solo con p.iva, ma pressochè senza alcun fatturato causa COVID.
    Non capisco se posso richiedere il bonus 1000 euro di maggio e
    non ho capito se il principio di cassa viene “dimostrato” tramite fatturato (copie delle fatture) – in questo caso sono tagliata fuori, immagino – oppure tramite i movimenti bancari – in questo caso in mancato entroito è assolutamente evidente.
    Immagino di non essere l’unica con un dubbio simile e spero che la tua risposta possa essere utile anche ad altri. Grazie mille

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    • Buongiorno Monica,
      come dico sul sito, sono sì commercialista ma non seguo gli aspetti prettamente fiscali d’azienda perché mi occupo di consulenza e formazione nell’ambito di controllo di gestione, business plan, cash flow ecc. Tuttavia ho interpellato il mio commercialista (come un commercialista col commercialista? 😉 ). Mi ha riferito che per molti contributi mancano ancora i decreti attuativi e le conseguenti circolari dell’agenzia delle entrate per cui, al momento, non c’è ancora un quadro completo. Qualcosa si trova su questa circolare di ieri https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/provvedimento-10-giugno-2020
      Spero di averti aiutata in qualche modo e ti invito a tenerti aggiornata col tuo commercialista.

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  4. Ciao Maurizio,
    ti ringrazio molto per le info! sentirò la commercialista.
    non avevo capito che non fosse il tuo ambito. a presto, Monica

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  5. Mi scusi avrei da farle una richiesta rispetto ad una situazione contigente. Sono in procinto di chiedere il contributo a fondo perduro per il covid e ho questa situazione. il 4 aprile 2020 ho fatto una fattura (relativa ad un locale dato in affitto) dove indico che si tratta del periodo di riferimento settembre/dicembre 2019. A questo punto, per quanto per il mese di aprile 2020 non ho incassi mi ritroverei a dover dichiarare, rispetto alla fattura registrata elettronicamente, un presunto incasso di periodo pari ad oltre 16.000 euro. Un valore che dovrebbe ridurmi l’equivalente da misurare tra incassi aprile 2019 e aprile 2020 con perdita effettiva di ben 3.200 euro di contributo. Al mio commercialista ho detto che non dovrebbe considerare le fatture come riferite ad aprile 2020 pensi al quadrimestre precedente o quantomeno ricondursi al concetto di fatture differite. Si tratta preciso di una Sas in contabilità semplificata. Avrei bisogno di un suo riscontro in merito. Grazie

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    • Buongiorno Raffaele,
      come ho già avuto modo di specificare nel commento precedente e nel mio profilo sul sito NON mi occupo di consulenza fiscale.
      Parlo quindi come esperienza personale essendo nella sua stessa situazione.
      Per questo particolare contributo straordinario conta la pura “data fattura” aprile 2020 su aprile 2019, salvo casi molto particolari che può trovare qui https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/provvedimento-10-giugno-2020
      Non voglio sembrare scortese, ma non risponderò più a quesiti di natura strettamente fiscale.
      Spero comunque di esserle stato d’aiuto.
      Saluti

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  6. Un argomento davvero importante e improbabile da capire e da applicare anche per professionisti, che lei ha saputo rendere chiaro e comprensibile. Complimenti
    Grazie!
    Laura

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