Economico patrimoniale finanziario: i 3 equilibri della gestione aziendale

Per gestire bene un’impresa bisogna tenere presenti tre aspetti fondamentali:

  1. quanto guadagna,
  2. con quale impegno di capitale,
  3. in quanto tempo il guadagno ottenuto si traduce in cassa.

1) Aspetto economico

Il guadagno di un’azienda si chiama risultato economico, ed è il primo aspetto da valutare.

Per calcolare questo importo devi innanzitutto prendere un periodo di riferimento, ad esempio l’anno, che per le aziende si chiama esercizio.

Da un lato devi considerare il valore dei beni e servizi venduti nel periodo: questi sono i ricavi.

Dall’altro il valore delle risorse che sono state consumate per realizzare quelle vendite, e hai i costi.

La differenza tra ricavi e costi, rappresenta il risultato economico del periodo, che prende il nome di utile se è positivo, mentre si chiama perdita se è negativo, cioè se i costi sono superiori ai ricavi. Questo risultato spetta all’imprenditore: aumenta il suo patrimonio in un caso, mentre lo riduce nell’altro.

Sì, teoricamente esiste anche il pareggio, quando costi e ricavi coincidono, anche se è piuttosto raro.

È importante dire che il risultato economico si consegue, cioè matura per aver venduto e consumato risorse. Su questo si pagano le imposte, ma non rappresenta soldi disponibili finché non si trasforma in cassa.

Allo stesso modo di un dipendente, che al 15 del mese ha già guadagnato metà stipendio anche se non lo vede ancora sul suo conto corrente.

Il prospetto che illustra la composizione dei costi e dei ricavi e il risultato economico realizzato in un dato periodo si chiama conto economico.

Anche se può sembrare una contraddizione di termini, un buon equilibrio economico consiste in un deciso squilibrio: avere più ricavi che costi.

2) Aspetto patrimoniale

Per produrre un risultato ogni azienda, alcune più altre meno, deve effettuare in via preliminare alcuni investimenti in beni strumentali destinati a durare più anni, che si tratti solo di un computer, di un furgone, oppure di immobili e grandi macchinari.

Contemporaneamente deve reperire i finanziamenti per un importo pari agli investimenti da effettuare.

Le fonti di finanziamento possono coincidere con un apporto del titolare, dei soci o azionisti, a seconda del tipo di impresa, o possono essere integrate da un prestito bancario se l’impresa è in grado di ottenerlo.

Il capitale proprio andrà a costituire il patrimonio netto, mentre il capitale di terzi rappresenterà un debito.

Se non si riesce a reperire un prestito si dovranno ridurre le necessità di investimento, perché equilibrio patrimoniale vuol dire esatta uguaglianza tra investimenti e finanziamenti.

Ma c’è di più, perché questa uguaglianza va realizzata:

  • senza sbilanciarsi troppo verso il debito: in questo caso si direbbe che l’azienda è sottocapitalizzata o troppo indebitata;
  • con una certa coerenza tra durata delle fonti e investimenti: in altre parole gli impieghi durevoli devono essere coperti con capitali disponibili per un lungo periodo, provenienti cioè dall’azionista o da debiti a lungo termine.

Il prospetto che illustra la composizione degli investimenti e delle fonti di finanziamento in un dato istante, si chiama stato patrimoniale.

3) Aspetto finanziario o di cassa

Passiamo al terzo aspetto: non basta maturare un guadagno, ma è necessario che questo si trasformi in cassa in tempi ragionevoli.

Con la parola cassa generalmente si intendono le disponibilità liquide immediatamente spendibili: quindi oltre al contenuto del registratore di cassa vero e proprio, anche i conti correnti bancari o postali attivi, cioè non in rosso.

Così, i ricavi delle vendite si trasformeranno periodicamente in incassi con tempi che dipendono dalle condizioni accordate ai clienti.

Gli incassi infatti possono essere immediati, di solito quando vendi al consumatore finale, oppure a termine cioè a 30, 60, 90, 120 giorni e oltre. Questo dipende dalle consuetudini del settore e dal potere contrattuale che l’azienda ha con i suoi clienti.

In caso di incasso dilazionato le vendite daranno vita a un credito commerciale verso clienti (investimento) che si annullerà solo al momento dell’entrata di cassa.

Lo stesso discorso vale per i pagamenti dei costi che possono essere immediati oppure dilazionati, cioè avvenire tot giorni dopo l’acquisto. Nel primo caso l’uscita di cassa sarà contemporanea all’acquisto. Nel secondo nascerà un debito commerciale verso fornitori (fonte di finanziamento), che verrà meno solo quando pagherai alla scadenza.

Dal punto di vista del cash flow dell’impresa, abbiamo un’entrata di cassa anche quando i soci o le banche effettuano il loro versamento, perchè apportano il capitale o concedono un prestito. Viceversa nel momento in cui effettuiamo un investimento si realizza un’uscita di cassa.

Dall’equilibrio nel tempo di incassi e pagamenti nasce il profilo di cassa della gestione aziendale, che viene riassunto in un documento chiamato rendiconto finanziario.

Un buon equilibrio finanziario si realizza quando entrate e uscite sono costantemente ben distribuite nel tempo, cioè quando ho regolarmente a disposizione il denaro necessario per effettuare i pagamenti previsti.

Un cattivo equilibrio di cassa avviene quando, ad esempio, incasso a 120 giorni e pago a 30 giorni se non ho i capitali per finanziare questo squilibrio e la banca rifiuta di colmarlo.

Essere in equilibrio finanziario o di cassa è quindi una questione di tempi, cioè di successione tra incassi e pagamenti.

In conclusione

Gestire bene un’azienda vuol dire mantenere un buon equilibrio economico, patrimoniale e finanziario.

Questo significa:

  • fare in modo che i ricavi siano sempre superiori ai costi in modo da generare un utile;
  • fare gli investimenti giusti necessari, e reperire le fonti di finanziamento adeguate per coprirli, che non costino più di quanto gli investimenti mi fanno guadagnare;
  • tenere sotto controllo i tempi di incasso e pagamento e gli altri movimenti di cassa.

Non a caso i prospetti di riepilogo di questi tre equilibri, conto economico, stato patrimoniale e rendiconto finanziario, costituiscono la parte fondamentale del bilancio d’esercizio.

I tre aspetti sono strettamente collegati, dal momento che un disequilibrio in uno qualsiasi si ripercuote sugli altri due in breve tempo.

Così se hai problemi di cassa perché i clienti ti pagano troppo tardi, sarai costretto ad indebitarti a scapito dell’equilibrio patrimoniale e il costo del debito (gli interessi), andrà a peggiorare il tuo equilibrio economico.

Ma anche chi è in perdita da qualche anno, ne vede i riflessi sulla cassa e, contemporaneamente, sul patrimonio, dal momento che la perdita “brucia” il patrimonio netto.

Viceversa, per essere un po’ ottimisti, se realizzi costantemente utili e hai un buon equilibrio di cassa, potrai permetterti nuovi investimenti e porre così le basi per incrementare gli utili futuri.

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