Fatturato di pareggio: calcolare il break even point con Excel nelle aziende multiprodotto

Qual è il fatturato di un’azienda multiprodotto che ti consente, il pareggio tra costi e ricavi? Quando il margine di contribuzione è sufficiente per coprire i costi fissi?


Ci sono casi nei quali la formula della quantità di pareggio non è applicabile, ad esempio perché l’impresa produce numerosi prodotti e questi sono molto diversi l’uno dall’altro.

In questo caso puoi utilizzare un’altra formula, quella del fatturato di break even che, nell’ipotesi di mix costante, ti permette di determinare qual è il volume di ricavi al di sotto del quale sei in perdita, e al di sopra del quale sei in utile.

Dalla “quantità di break even” al “fatturato di break even”

In un altro articolo abbiamo visto come calcolare la quantità di pareggio in numero di “pezzi” per un singolo prodotto.
Riprendiamo alcuni concetti relativi al calcolo della quantità di break-even, che è utile quando:

  • l’azienda produce un solo prodotto (per esempio giornate di formazione);
  • l’azienda produce diversi prodotti, ma sufficientemente omogenei, per i quali è possibile calcolare valori medi (ad esempio pizze, stanze di un hotel, frigoriferi);
  • l’azienda produce più prodotti, ma a te interessa conoscere la quantità minima di un certo prodotto tale da coprire i suoi costi fissi specifici.

Quest’ultimo è il caso di un ristorante che intende aprire il reparto pizzeria e che vuole sapere quante pizze dovrà produrre all’anno per coprire il costo del pizzaiolo e l’ammortamento del forno.
Si chiede in altre parole se “ne vale la pena”.

Naturalmente restano fuori dal calcolo i costi fissi in comune col ristorante (cameriere, affitto dei locali, ecc.)

Ma se invece volessimo calcolare un break even complessivo per un’azienda multi-prodotto con tanti prodotti e molto diversi tra loro?

È possibile calcolando il fatturato di pareggio che, seppur applicabile anche alle aziende mono-prodotto, è l’unica via utilizzabile nel caso di imprese multi-prodotto.

Cos’è il fatturato di break even point: definizione in economia aziendale

Il fatturato di pareggio è quel valore dei ricavi di vendita che copre tutti i costi, sia i costi variabili che i costi fissi.

Anche in questo caso, il calcolo è basato sulla suddivisione dei costi tra fissi e variabili:

  • sono fissi quei costi di periodo (ad esempio l’anno, e troverai il break-even annuo) che sostieni indipendentemente dai volumi di produzione o vendita (ad esempio il bollo e l’assicurazione se sei un tassista);
  • sono invece variabili i costi che variano al variare dei volumi di attività (ad esempio la benzina per il tassista).

Se vuoi approfondire questa distinzione puoi dare un’occhiata all’articolo sui costi fissi e variabili.

Il punto di pareggio in termini di fatturato è applicabile:

  • ad aziende monoprodotto: il valore ottenuto diviso il prezzo di vendita dell’unico prodotto ti darà la quantità di pareggio;
  • ad aziende multiprodotto, se ipotizzi la costanza del mix di produzione/vendita.

Vediamo il primo caso.

Aziende monoprodotto: dalla formula della quantità di pareggio …

Come nel calcolo del volume di pareggio ci basiamo sempre sul concetto di margine di contribuzione dal quale partiamo.

I miei ricavi attualmente sono pari a 800 €, dati dalla vendita di 200 prodotti al prezzo di 4 €. I costi variabili totali ammontano a 200 € poichè ogni prodotto mi costa mi costa 1 €.

Il margine di contribuzione unitario è di 3 €, dato dal prezzo (4 €) meno il costo variabile unitario (1 €).

Tutti gli altri costi sono fissi per un totale di 300 €.

La domanda a cui rispondere è questa: quanti prodotti mi servono per coprire i costi fissi di 300 €?

La formula della quantità di break even è questa:

Dove:

  • Q bep = quantità di break even point
  • CFT = costi fissi totali
  • p = prezzo (unitario ovviamente, sennò si chiamerebbe ricavo o fatturato)
  • cvu = costo variabile unitario
  • (p-cvu) = mdcu = margine di contribuzione unitario

Utilizzando la formula il risultato è:  300 / (4 – 1)  = 300 / 3 = 100 pezzi.

Molto bene, perché io attualmente vendo una quantità di 200 pezzi, pari al doppio della quantità di break even.

… alla formula del fatturato di pareggio

Adesso proviamo a calcolare il fatturato di pareggio in questo primo esempio di azienda monoprodotto.

Per calcolare il fatturato di break even si parte da questa formula:

Formula-fatturato-di-pareggio-1

Dove:

  • Fatturato bep = fatturato di break even point
  • CFT = costi fissi totali
  • Ricavi = è il fatturato attuale (in questo articolo fatturato e ricavi sono utilizzati come sinonimi)
  • CVT = costi variabili totali
  • % significa che devi moltiplicare il risultato per 100 se vuoi ottenere un risultato percentuale, cioè 0,20 diventa 20%

Dal momento che i ricavi meno i costi variabili totali equivalgono al margine di contribuzione totale la formula può essere scritta anche in questo modo:

Formula-fatturato-di-pareggio-2-Maurizio-Bianco

Dove:

  • MdCT = (Ricavi – CVT) = margine di contribuzione totale

Formula sintetica del “bep” break even point in termini di fatturato

Ecco che in estrema sintesi possiamo scrivere la formula come segue:

Formula-fatturato-di-pareggio-3-sintetica-Maurizio-Bianco

Dove:

  • CFT = costi fissi totali
  • MdCT% sui Ricavi = margine di contribuzione totale in % sui ricavi attuali

Proviamo quindi a calcolarlo, sempre nell’ipotesi che i miei ricavi attuali siano pari a 800 €, con costi variabili di 200 € e costi fissi di 300.

Fatturato bep = CFT / [(Ricavi – CVT) / Ricavi] %
Fatturato bep = 300 / [(800 – 200) / 800] %
Fatturato bep = 300 / [(600) / 800] %
Fatturato bep = 300 / 0,75
Fatturato bep = 300 / 75%
Fatturato bep = 400

Questo fatturato di 400 € corrisponde alla vendita a 4 € cadauno di 100 articoli, appunto il valore che avevamo trovato con il calcolo della quantità di break even e, dal momento che il mio fatturato attuale è di 800 €, sono al doppio del fatturato di pareggio.

Margine di contribuzione e marginalità percentuale

Negli esempi precedenti abbiamo trovato diverse definizioni di margine. Proviamo a fare un po’ di chiarezza sull’utilizzo dei termini.

Margine di contribuzione totale: nell’esempio è 600 €. Si ottiene sottraendo dai ricavi totali i costi variabili totali e rappresenta il contributo totale (per questo si chiama “di contribuzione”) alla copertura dei costi fissi totali.

Margine di contribuzione unitario: nell’esempio è 3 €. Si ottiene sottraendo dal prezzo (è superfluo scrivere unitario) il costo variabile unitario e rappresenta il contributo unitario (cioè che ogni singolo prodotto dà) alla copertura dei costi fissi totali.

Marginalità %: nell’esempio 75%. Si ottiene dividendo il margine di contribuzione totale per i ricavi e rappresenta, fatti 100 i ricavi, quanto mi rimane dopo aver coperto i costi variabili totali. È con questo 75% di marginalità sui ricavi che devo coprire i costi fissi totali.

Aziende multiprodotto: l’ipotesi di mix costante

Ora complichiamo un po’ le cose applicando la formula a un’azienda multiprodotto, per la quale bisogna ipotizzare la costanza del mix di produzione o vendita.

Ipotizzare un mix costante equivale ad affermare che continuerai a vendere i tuoi prodotti nella stessa proporzione.

Ad esempio per un negozio che vende solo 200 mele e 100 pere all’anno, vuol dire che le sue vendite saranno sempre di due mele per ogni pera.

Questo è abbastanza ragionevole, a meno che non siamo in un periodo di forte evoluzione del mix di prodotti, (smartphone vs. cellulari, auto ibride vs. benzina vs. diesel, streaming vs. dvd).

Perché devo ipotizzare la costanza del mix nel calcolo del bep multiprodotto

Nel caso di azienda multiprodotto ipotizzare il mix costante di prodotti serve perché, altrimenti, l’equazione non avrebbe una soluzione univoca.

Mi spiego meglio: mi servono 100 euro di margine di contribuzione totale per coprire i miei costi fissi, e il margine di contribuzione unitario (prezzo meno costo variabile unitario) dei due soli prodotti che tratto è:

  • 2 € su ogni orchidea;
  • 1 € su ogni rosa.

Pertanto potrei raggiungere i 100 € necessari nei seguenti modi:

  • vendendo solo 50 orchidee (50 x 2 = 100);
  • vendendo solo 100 rose (100 x 1 = 100);
  • vendendo 25 orchidee e 50 rose (25 x 2 + 50 x 1 = 100);
  • con qualsiasi altra combinazione che sostituisce, ad ogni orchidea, due rose.

Ecco il grafico delle combinazioni che, trattando numeri piccoli e limitati a due prodotti, non sono proprio infinite ma sufficienti a rendere la soluzione non univoca. E se i diversi prodotti fossero centinaia o migliaia?

Mix-prodotti-iso-margine-totale

Per questo motivo, per dare all’equazione una soluzione unica, occorre ipotizzare che il mix di vendita si mantenga costante.

La formula del fatturato di pareggio per aziende multiprodotto

Andiamo ora direttamente alla formula dettagliata per le aziende multiprodotto. Quella completa, non volermene perché sembra incomprensibile, è questa:

Formula-fatturato-di-pareggio-completa-MaurizioBianco

Ma noi la trasformiamo subito in una più leggibile:

Formula-fatturato-di-pareggio-multiprodotto-5-semplice-MaurizioBianco

Non ti spaventare perché è molto più semplice di quello che sembra.

Il parolone è “medio ponderato”, che significa “pesato” per i rispettivi ricavi, ma se prendo i dati totali da un conto economico o da un bilancino del commercialista, ottengo già dati “medi ponderati” e quindi posso utilizzare la formula super-semplificata che abbiamo già usato per il fatturato di pareggio delle aziende monoprodotto, e cioè:

Formula-fatturato-di-pareggio-3-sintetica-Maurizio-Bianco

Come si calcola il fatturato di break even point in un’azienda multiprodotto

Quindi, riepilogando, le fasi sono queste:

  • recupero il conto economico dell’anno scorso (grandi aziende) oppure mi faccio dare il bilancino dal commercialista (piccole aziende);
  • classifico i costi, per prevalenza, tra costi fissi e costi variabili;
  • faccio la somma dei costi fissi, e li metto “sopra” nella divisione (numeratore, ad es. 100);
  • faccio la somma dei costi variabili (ad es. 800);
  • prendo il valore dei ricavi dell’anno precedente: (ad es. 1.000);
  • sottraggo dai ricavi il valore dei costi variabili totali, questo è il margine di contribuzione totale (1.000 – 800 = 200);
  • lo divido per i ricavi, questo è il margine di contribuzione medio ponderato: il valore che ottengo, unitario 0,20 o (se moltiplico per 100) percentuale 20%, lo metto sotto nella divisione (denominatore, ad es. 200 / 1.000 = 0,20 o 20%)
  • effettuo la divisione (100 / 20%) e ottengo il fatturato di pareggio (500).

Anche questa volta, tanto per essere ottimisti, i miei ricavi dell’anno precedente che ho preso come riferimento, sono pari al doppio del fatturato di break even.

Questo significa che col 20% di margine di contribuzione sui miei ricavi di 1.000 (cioè 200), non solo copro tutti i costi fissi di 100, ma ne avanzano altri 100 che sono tutto guadagno (pardon, utile).

Come calcolare con Excel il fatturato di break even

Per rendere più semplice il tutto e per automatizzare il più possibile le fasi appena viste, ho predisposto un foglio Excel nel quale puoi inserire i tuoi ricavi e i tuoi costi sostituendo quelli che trovi come esempio.

Download “Fatturato di breakeven”

Se necessiti di più righe per i costi puoi inserirle a piacere, ma fallo sopra l’ultima riga (la 26): in questo modo la somma finale continua a comprenderle (oppure mettile dove vuoi ma aggiorna la somma).

Poi classifica i costi in fissi e variabili per prevalenza, indicandolo con una F o una V, questo genera un conto economico a margine di contribuzione che viene proposto in automatico e che alimenta il calcolo del fatturato di pareggio.

Completa il tutto un grafico, come quello che trovi qui sotto, la cui scala può essere incrementata o decrementata a tua scelta in modo da adattarlo alle tue unità di misura (centinaia, migliaia, milioni).

Il grafico del fatturato di pareggio

Il grafico del fatturato di pareggio è un po’ singolare perché riporta il fatturato sia sulle ascisse (asse orizzontale) che sulle ordinate (asse verticale).

La retta che rappresenta il fatturato è infatti una diagonale che puoi leggere su entrambi gli assi (riga rossa nel grafico sottostante).

La retta dei costi totali (riga blu), invece la leggi sull’asse verticale (ordinate), nella sua componente fissa (il valore dal quale parte) e componente variabile (l’inclinazione).

L’incrocio tra le due rappresenta il fatturato di pareggio, cioè quel valore di ricavi che è pari al valore dei costi totali (5.000€ nel grafico).

Grafico-fatturato-di-pareggio-imprese-multiprodotto-MaurizioBianco-it

È anche possibile creare un altro grafico relativo all’utile, che è calcolato come differenza tra ricavi e costi quindi, rispetto al grafico precedente, si ottiene facendo riga rossa meno riga blu.

Lo trovi qui sotto rappresentato in verde. Come puoi osservare nel punto di pareggio (5.000 € di fatturato) il risultato economico è pari a zero.

Con un fatturato pari a 2.500 € il risultato economico sarà negativo e cioè una perdita di 2.000 €, mentre con un fatturato di 10.000 € avrò un utile di 4.000 €.

Grafico-utile-fatturato-di-pareggio-MaurizioBianco-it

La linea dell’utile può anche essere tracciata sovrapponendola al grafico precedente, come la troverai nel file Excel scaricabile.

Pareggio operativo e pareggio al risultato netto

Solitamente il break even è calcolato a livello di risultato operativo, cioè prima degli interessi passivi e delle imposte sul reddito.

Questo perché sia gli interessi sia le imposte non dipendono dal fatturato ma:

  • gli interessi dall’ammontare del debito finanziario verso banche;
  • le imposte dal risultato lordo, cioè dal valore dei ricavi meno i costi fiscalmente deducibili.

Se proprio vuoi includerli e stimare un fatturato di pareggio a livello di risultato netto di consiglio di stimare a parte l’ammontare degli interessi in relazione all’esposizione bancaria e di fare lo stesso con l’ammontare delle imposte, magari basandoti sull’incidenza dell’anno precedente sul risultato lordo.

Dopodiché considera entrambi fissi, in quanto non dipendono direttamente dal fatturato.

Conclusioni

Basando il calcolo sul conto economico dell’anno precedente il fatturato di pareggio ottenuto è quello reale dell’anno scorso e quello presunto dell’anno prossimo.

Può pero succedere che la struttura dei costi (variabili e fissi), e la rispettiva incidenza sui ricavi si modifichino nell’anno successivo.

Per esperienza, avendolo applicato decine di volte, posso dire che di solito il risultato non si rivela molto distante da quello ipotizzato sullo storico, a meno che l’azienda non stia attraversando un periodo di forte stravolgimento dei prodotti, dei mercati o del suo business.

Per ovviare a questo inconveniente si può effettuare la break even analysis su un conto economico di budget che darà risultati tanto più corretti, quanto più il budget programmato si realizzerà con esattezza.

Anche per il fatturato di pareggio valgono gli stessi vantaggi già visti parlando di quantità di pareggio.

Lo stesso vale per i limiti ad esclusione del fatto che sia applicabile solo ad aziende monoprodotto. Questo limite è superato, ma si aggiunge la necessità di ipotizzare un mix di produzione o vendita costante al fine di giungere ad un risultato.

Se hai una domanda o un dubbio scrivimelo qui sotto nei commenti: sarò lieto di darti un chiarimento, purché non diventi un consulenza, che posso fare comunque ma come lavoro.

Fammi un commento anche se semplicemente ti è stato utile questo articolo. Scrivere un articolo è impegnativo e ogni commento è sempre una gratificazione.

Ti risponderò con molto piacere, il prima possibile e, se sono impegnato in consulenza o formazione, orario di lavoro e esigenze di guida permettendo.

Buon fatturato di più che pareggio a tutti!

17 commenti su “Fatturato di pareggio: calcolare il break even point con Excel nelle aziende multiprodotto”

  1. Buonasera Maurizio,

    Che dire, ho letto con vivo piacere, come sempre, il tuo articolo. Ottima spiegazione.

    Chiarezza espositiva e un linguaggio semplice, pur nel rispetto della tecnicità del gergo aziendalistico, sono gli elementi che caratterizzano le tue spiegazioni.
    Diceva Munari, complicare è facile, semplificare è difficile….

    Continuerò a seguirti e consiglio il tuo sito anche ad altri interessati ad approfondire tali tematiche.

    Grazie

    Saluti

    Alex

    Rispondi
    • Grazie mille Alex,
      anche per la voglia di leggere i miei articoli a mezzanotte e mezza! 😉
      Io li leggo e li rileggo e, ogni volta, semplifico qualcosa o aggiungo una precisazione, a costo di essere ripetitivo finché non filano lisci.
      Il testo quasi integrale di Bruno Munari a cui mi ispiro è nel link in testa alla mia home page.
      Ciao
      Maurizio

      Rispondi
  2. Buongiorno Dr. Bianco,
    sono Elisabetta , impiegata da poco tempo in un’azienda di servizi ( pulizie – servizi di portierato etc… ) Preciso che , si sta implementando solo ora la contabilità analitica per cantiere ( ca. 500 cantieri in essere) e , dovendo procedere al calcolo del break even point , per il corrente anno , ho pensato di basarmi , come da lei suggerito , utilizzare l’opzione multiprodotto .
    Ritiene che la scelta sia corretta ? O potrebbe esserci anche un’altra opzione ?Avrei suggerito all’Amministratore di implementare la contabilità analitica per ogni singolo cantiere , per monitorare la redditività . Sarà un impegno non indifferente ma , a mio avviso non più procrastinabile .
    Mi farebbe piacere avere un Suo parere.
    Ringrazio anticipatamente dell’attenzione riservata , della disponibilità e competenza nell’affrontare questi temi con risposte chiare ed efficaci.
    Grazie e cordialità !
    Elisabetta

    Rispondi
    • Buonasera Elisabetta,
      la sua azienda, come la mia e molte altre, lavora per progetto/commessa quindi presenta alcune differenze rispetto alle aziende che lavorano “per il magazzino”. Prima fra tutte il fatto che tutti i singoli progetti (che voi giustamente chiamate cantieri) sono diversi tra loro (per tipo di risorse impiegate, intensità, durata). Inoltre la loro numerosità (500) è una determinante importante della complessità aziendale.
      Perché l’azienda guadagni è necessario in primo luogo che i cantieri abbiano un margine positivo, in secondo luogo il margine totale dei cantieri deve essere più che sufficiente a coprire i costi generali.
      Direi quindi che mettere in piedi una contabilità analitica di cantiere è un passo fondamentale (e impegnativo) per avere il “controllo” della situazione. Anche in modo semplificato con Excel (che ha più di 500 colonne).
      Per quanto riguarda il calcolo del break even point, data l’eterogeneità dei progetti, direi che iniziare a calcolare il fatturato di pareggio, basandosi sui dati dello scorso anno, è un’ottimo inizio.
      Potrebbe anche provare a calcolare la quantità di pareggio se riesce ad individuare un “minimo comune multiplo” dei vostri servizi che potrebbe essere “giornate” oppure “ore”. Per il mio lavoro questo è possibile ma forse, se i vostri servizi sono molto diversi l’uno dall’altro, potrebbe non essere utile.
      Grazie per i complimenti e, se ha dubbi durante l’implementazione della Contabilità Analitica, mi scriva pure.
      Saluti
      Maurizio

      Rispondi
  3. Buongiorno Dr. Bianco
    sono sempre Elisabetta ! Mi scusi , dovendo imputare il totale dei costi, percentualizzati , in ogni singolo cantiere , ( esclusi costi del personale fissi e variabili – per i dipendenti interinali che sono gli unici già allocati per ogni cantiere ) quale a suo parere potrebbe essere la modalità cui attenersi ?
    Grata come sempre !
    Elisabetta

    Rispondi
    • Intanto diamoci del “tu”.
      Spero di avere capito bene la richiesta.
      Generalizzando, perché non conosco la tua azienda, penso che su ogni cantiere debbano confluire questi costi:
      1) costo del personale dipendente;
      2) costo interinali;
      3) costo altri servizi esterni;
      4) costo (eventuali) attrezzature;
      5) costo (eventuali) materiali.
      Per il punto 1) occorrerebbe prendere il costo annuo del personale e dividerlo per i giorni (circa 220) o per le ore (circa 1.760) annue di lavoro. In questo modo puoi avere un costo giornaliero o orario del personale che, (a seconda della dimensione e del numero di dipendenti della tua azienda) sarà per singolo dipendente o per categoria professionale o medio aziendale, e che ti permette l’addebito ai cantieri;
      Il personale interinale 2) è già caricato sui cantieri.
      Gli eventuali servizi esterni 3) tipo trasporti, stampe, collaudi, noleggi vanno caricati sui cantieri.
      Per le attrezzature di proprietà 4) che utilizzate (sto sempre ipotizzando) bisogna calcolare una tariffa giornaliera (ammortamento annuo diviso 360 giorni?)
      Anche i materiali 5), (carta, detersivi) devono essere caricati sui cantieri sulla base dell’utilizzo.
      Questo (che mi rendo conto non essere per niente semplice) ti dovrebbe dare, confrontato con i ricavi, il margine di cantiere.
      Spero di esserti stato utile.
      Maurizio

      Rispondi
  4. Grazie Infinite Maurizio !
    Grazie dei PREZIOSISSIMI suggerimenti !
    Ci sentiremo sicuramente a breve…..la storia è lunga….
    Elisabetta

    Rispondi
  5. Salve Dott. Bianco,

    vorrei implementare in poco tempo ma nel modo più corretto possibile un business plan in riferimento ad un progetto di apertura di uno studio ecografico ma mi piacerebbe avere un confronto con lei prima di iniziare a buttare giù dati su dati.
    Ho in mente di fare in primis un’analisi del punto di pareggio.
    Le condizioni (per così dire) iniziali a cui avevo pensato sono:
    1) costo ammodernamento strutturale su immobile di proprietà (considererei la quota di ammortamento annuale come costo fisso)
    2) costo acquisto unico ecografo e diverse sonde (costo fisso)
    3) costo del tecnico ecografista annuale (costo fisso)
    5) costo annuale personale non medico (costo fisso)
    6) costo variabile unitario legato ai prodotti monouso sulla singola ecografia
    7) prestazioni ecografiche classificabili in categorie omogenee sulla base del “prezzo di vendita” oppure sulla base della sonda specifica da utilizzare (in tal caso avrei però una categoria al cui interno ci sarebbero prestazioni con diversi prezzi di vendita);
    8) mix di vendita costante su dati verosimilmente attendibili
    Le vorrei porre le seguenti domande:
    – come valuta le ipotesi iniziali di cui ai punti 1-6?
    – sul punto 7 sono incerto su quale potrebbe essere la migliore soluzione: classificare sulla base dello “stesso prezzo di vendita” mi porterebbe ad avere un numero maggiore di “prodotti” ma semplificherebbe in relazione al calcolo del ricavo totale; classificare sulla base della specifica sonda che viene utilizzata mi consentirebbe di identificare una categoria ulteriore di “costi fissi specifici per prodotto” oltre ad avere molte meno voci. In questo ultimo caso però come potrei gestire il fatto di avere all’interno della stessa categoria diversi prezzi di vendita?
    La ringrazio in anticipo per la disponibilità e mi complimento per la sua pagina!!
    Saluti.

    Rispondi
    • Buongiorno Lorenzo.
      Sarò breve e conciso.
      1) OK
      2) OK ma metterei l’ammortamento annuo.
      3) OK se è dipendente ma spesso negli studi privati gli ecografisti lavorano “a gettone” in tal caso sarebbe un costo variabile.
      4) che manca ma lo aggiungo io, arredamento: l’ammortamento annuale, fisso.
      5) OK se dipendente.
      6) OK.
      7) I Ricavi: utilizzare la stessa tariffa (del nomenclatore ICD-10, se è nel settore saprà di cosa sto parlando), può agevolare nel confronto del budget col consuntivo (che sarà disponibile con questa articolazione) per cui propenderei per questo. Se sceglie la sonda deve adottare, in previsione, un mix costante tra le prestazioni con stessa sonda e diversa tariffa e poi verificarlo e analizzarlo a consuntivo.
      Inoltre in un business plan gestionale, quello per decidere, (e non dal punto di vista civilistico) inserirei il costo-opportunità del mancato affitto dell’immobile di proprietà (fisso).
      Questa è già quasi una consulenza.
      La saluto e le auguro il meglio.

      Rispondi
  6. Devo proprio ringraziarla,finalmente ho capito il fatturato di pareggio!
    La spiegazione è completa,spiegata in modo semplice e chiaro,e seguendo gli esempi,i risultati mi sono venuti tutti giusti!
    Non sa quanto sono stata dietro a questo argomento 😅
    In futuro,quando avrò bisogno di chiarimenti a livello economico,sicuramente passerò di qua 🙂

    Rispondi
  7. Buongiorno Maurizio,
    complimenti per i lavori che pubblica su questo sito.
    Le chiedo un’opinione.

    Solitamente la mandopera diretta si considera come un costo variabile.
    Nel caso di una s.n.c. in cui il socio non ha contratto da dipendente ma presta comunque il suo lavoro direttamente sulla produzione, secondo la sua opinione il suo costo figurativo è da considerarsi come variabile o fisso?

    La ringrazio in anticipo
    Luca

    Rispondi
    • Buongiorno Luca.
      Grazie per i complimenti.
      Per quanto riguarda l’opinione io lo considererei come costo fisso, o come obiettivo di utile che è identico sulla formula finale.
      In pratica la marginalità % deve coprire i Costi Fissi Totali + l’Utile Desiderato (o costo figurativo),
      Saluti
      Maurizio

      Rispondi

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